Fondazione Prada, a Milano, ospita dal 5 novembre 2026 al 1 marzo 2027 la mostra «Global Antiquity», un percorso che attraversa sedici secoli di interazioni culturali tra Afro-Eurasia, tra il 600 a.C. e il 1000 d.C. Gli oggetti esposti arrivano da quattro continenti e raccontano come la storia umana si sia tramandata attraverso monete, tessuti preziosi, stele e vasellame, più che attraverso i soli testi scritti.
La mostra è curata da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, mentre l'allestimento porta la firma di Rem Koolhaas con Giulio Margheri e lo studio AMO/OMA. Il percorso si apre con un epilogo in cui busti di stile romano sono collocati accanto a un Buddha di Gandhara, un accostamento che introduce subito il tema dello scambio tra mondi lontani.
Il filo conduttore è affidato a una citazione dello scrittore e filosofo Édouard Glissant, che distingue tra globalizzazione e globalità. Secondo Glissant, la globalizzazione tende a uniformare e a diluire le differenze, mentre la globalità è una forza generativa, capace di produrre nuove forme dall'incontro tra culture diverse. È questa idea a orientare la scelta e la disposizione dei reperti.
Tra gli oggetti più significativi figurano alcuni vasi per il vino, tra cui un rhyton, che la mostra segue nel suo viaggio attraverso l'Eurasia, mostrando come forme e usi si siano diffusi ben oltre le aree di origine. Accanto a questi, i gioielli provenienti da una tomba romana suggeriscono la presenza di una comunità siriana nella Roma del II secolo, un indizio concreto di mobilità e convivenza nel cuore dell'impero.
Una fascia per la testa, decorata con pietre dell'Asia sudorientale e dello Sri Lanka, è stata ritrovata nei pressi di Roma. Il ritrovamento testimonia come materiali e manifatture provenienti da regioni molto distanti tra loro potessero arrivare fino al Mediterraneo, ben prima che si parlasse di mondo globale.
Non mancano le critiche. Alcuni osservatori notano che la mostra tratta in modo limitato il ruolo della guerra e della conquista come motori dei contatti tra popoli, un aspetto che nella storia antica ebbe un peso considerevole nella diffusione di merci, idee e persone. Il rilievo è stato sollevato in particolare da chi attendeva un racconto più articolato delle dinamiche di potere sottese agli scambi.
Va inoltre segnalata un'assenza: alcuni oggetti ucraini provenienti da Kyiv non hanno potuto essere concessi in prestito per l'esposizione. La loro mancanza incide sulla rappresentazione complessiva dei circuiti culturali che la mostra intende ricostruire, e resta un dato concreto dell'allestimento.
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