Sui social network sta circolando il cosiddetto «ferritin face», una tendenza secondo cui un livello basso di ferritina sarebbe riconoscibile dall'aspetto del viso. Il pallore, le occhiaie più marcate e una pelle spenta verrebbero interpretati come segnali di una riserva di ferro in esaurimento. Gli esperti invitano però alla prudenza: un volto stanco può dipendere da moltissime cause, e l'aspetto esteriore non permette di confermare una carenza di ferro o di altri nutrienti.

Per capire il quadro bisogna partire dalle basi. Il ferro è un minerale indispensabile alla produzione di emoglobina, la molecola che trasporta l'ossigeno nel sangue. La ferritina, invece, è una proteina che immagazzina il ferro e il suo dosaggio nel sangue permette di misurare le riserve dell'organismo. Un valore basso di ferritina indica di solito che le scorte stanno diminuendo: è un campanello d'allarme precoce, che compare prima dell'anemia. L'anemia si sviluppa più tardi, quando le riserve si sono esaurite. È anche possibile avere una ferritina bassa con livelli di emoglobina nella norma, il che rende l'esame del sangue più utile di qualsiasi osservazione allo specchio.

Il tema non è solo estetico. Uno studio francese ha coinvolto 554 donne in età fertile, con mestruazioni regolari e senza anemia: più della metà presentava una ferritina sotto i 50 µg/L. Gli specialisti ricordano anche che infezioni e infiammazioni possono alterare il risultato del dosaggio, per cui l'interpretazione va sempre affidata a un medico.

Quando la caduta dei capelli è eccessiva, il consiglio degli esperti è di richiedere un esame della ferritina insieme all'emocromo completo. Il ragionamento è questo: quando i livelli di ferro calano, l'organismo potrebbe spostare il ferro immagazzinato verso i follicoli piliferi, con un possibile effetto sulla crescita dei capelli. Nelle donne, la perdita di capelli legata a questa causa si presenta spesso come un diradamento diffuso, non come chiazze calve ben definite. Per questo, però, il solo fatto di perdere capelli non permette di risalire al livello di ferritina: contano anche gli altri sintomi.

Tra i segnali che possono far sospettare una carenza di ferro ci sono stanchezza, respiro affannoso, pallore della pelle, palpitazioni e mestruazioni abbondanti. Anche altre cause possono provocare la caduta dei capelli, tra cui disturbi della tiroide, stress cronico, malattie, il periodo successivo al parto e diete restrittive. Per questo una diagnosi fai-da-te rischia di essere fuorviante.

Sul fronte dell'alimentazione, le fonti di ferro più comuni sono la carne rossa, le verdure a foglia verde, i legumi, la frutta secca, la frutta essiccata e i cereali arricchiti. Gli integratori, invece, andrebbero assunti solo su indicazione del medico o del tricologo, e non in autonomia. Le notizie rassicuranti riguardano la reversibilità: la perdita di capelli legata a una carenza di ferro di solito è reversibile e non danneggia in modo permanente i follicoli. Il miglioramento, però, può richiedere alcuni mesi dopo la normalizzazione dei livelli. Anche biotina, zinco e selenio contribuiscono al mantenimento di capelli sani, ma nessuno di questi elementi sostituisce una valutazione clinica.

3Visualizzazioni

Autore

Cibo e viaggi

Luca Pellegrini — cibo e viaggi, Stile Vivo.